A OGNUNO LA SUA NANNA

Quando sono piccini si sa, la voglia di tenerli sempre in braccio è tanta, incantarsi nel suo viso, ascoltare il suo respiro caldo, sentire il suo cuoricino pulsare, accarezzare la sua pelle vellutata e coprirlo di bacini sulle guance paffute. Non c’è emozione più forte.

Una cullata oggi, una domani, e una domani ancora. Passano i giorni, le settimane e il piccolino si fa sempre più furbo, diventa un attore e quando decido di metterlo nel suo lettino parte il pianto, lo riprendo su e smette e così via.

Durante la prima gravidanza, ho scoperto l’autrice Tracy Hogg. Piaciuta da subito per il suo avvicinarsi al bambino in modo rispettoso come fosse un piccolo adulto, accogliendo e soddisfacendo i suoi bisogni.

CHI È TRACY HOGG

Tracy Hogg si è diplomata infermiera in Inghilterra, specializzandosi come puericultrice. Dopo una lunga esperienza nella cura delle disabilità, nel 1997 ha fondato, in California, Baby Technique, una struttura che offre consulenze individuali a madri e padri, tiene corsi collettivi, conferenze ed esercitazioni per babysitter. Vive a Los Angeles ed è madre di due figlie. È diventata celebre in tutto il mondo con il longseller il linguaggio segreto dei neonati, cui ha fatto seguito il linguaggio segreto dei bambini.

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI NEONATI

Nove mesi di trepidante attesa passati a informarsi, frequentare corsi, interrogare amici e conoscenti. Poi arriva il bambino. E inizia la straordinaria avventura di essere genitori. Alle mille domande che una neomamma si pone ogni giorno risponde in questo libro “il linguaggio segreto dei neonati“, che per la sua capacità di comunicare con i neonati, viene chiamata “la donna che sussurra ai bambini“.
Un racconto di esempi concreti e storie vere, aiuta i neogenitori a indovinare i desideri del loro bimbi, a interpretarne il linguaggio, distinguendo i diversi tipi di pianto e leggendo i movimenti del corpo. Inoltre insegna a costruire un vero rapporto con il piccolo, trasformando ogni evento in un’occasione per conoscersi meglio: l’allattamento, il bagnetto, il massaggio, il sonno.

Dopo aver letto il linguaggio segreto dei neonati, ho proseguito la mia lettura con il libro “il tuo bambino: tutte le risposte” dalla nascita ai tre anni.

IL TUO BAMBINO: TUTTE LE RISPOSTE

Come gestire i tanti problemi ( sonno, inappetenza, paura del distacco…); In questi libro è racchiusa tutta l’esperienza della famosa puericultrice e il suo celebre metodo per comunicare con i più piccoli e capirne le vere esigenze. Perché per ottenere la giusta risposta, bisogna prima di tutto sapere come porre la giusta domanda. Ecco allora le utili informazioni per riconoscere i potenziali problemi e le tecniche per risolverli nella vita quotidiana, oltre ai suggerimenti per evitare quei comportamenti e quegli atteggiamenti genitoriali, per lo più inconsapevoli, che possono innescare dinamiche negative. Sempre ricordando che ogni bambino è una persona unica e che la chiave per crescerlo sereno (e rimanere sereni) è creare delle strategie “su misura” per lui.

COME INSEGNARE AL PROPRIO BAMBINO AD ADDORMENTARSI DA SOLO

Questa è stata la mia “bibbia”! Ho messo in pratica e accolto consigli con costanza riportando sempre degli ottimi risultati. Come tutte le cose ci vuole volontà, altrimenti non ha senso iniziare. Tra i metodi utilizzati di più, pick up-put down é stato il più utile per me. Proprio perché come raccontavo all’inizio tutti e due i bimbi dopo averli abituati a stare molto in braccio, e come si fa a non coccolarli sempre, a causa anche di colichette e raffreddori, non hanno mai imparato ad addormentarsi da soli anche se una volta caduti nel sonno profondo trascorrevano il resto della notte nella loro camera e nel loro lettino già dal primo mese di vita. Se il più grande dormiva 10 ore di fila il più piccino si divertiva a svegliarsi e parlare in piena notte senza motivo nonostante il bisogno di dormire.

P.U/P.D viene adottato per
– insegnare ai bebè dipendenti da un aiuto esterno come addormentarsi da soli, di giorno e di notte;
– stabilire una routine nei bebè più grandicelli o ristabilirne una se i genitori hanno deviato dalla “retta via”;
– aiutare il bebè a effettuare il passaggio da una routine di tre ore a una di quattro;
– Allungare i pisolini troppo brevi;
– incoraggiare il piccolo a dormire più a lungo di mattina quando si sveglia presto a causa di qualcosa che hanno fatto i genitori, e non per il suo naturale bioritmo.

P.U/P.D NON È UNA MAGIA

Prevede impegno e costanza. Sempre bene essere in due pronti ad affrontare questo metodo. Tracy Hogg racconta che lo applica con neonati da tre mesi fino a un anno che non hanno imparato l’arte di addormentarsi. Quando lo deponete nella culla senza l’aiuto esterno probabilmente piangerà, perché è abituato al vecchio sistema, qualunque sia l’aiuto che gli avete concesso in passato: con il biberon, attaccato al seno, cullato o dondolato o tenuto in braccio mentre voi passeggiate avanti e indietro. Mostrerà subito resistente alle novità, perché non comprende quello che state facendo. A quel punto voi lo prenderete in braccio, rassicurandolo: voi sapete che cosa state facendo.

Il SEGRETO STA NELLA VOSTRA VOCE

In media P.U/P.D richiede venti minuti, ma può andare avanti per un’ora o più. La voce è lo strumento più potente. Parlandogli con un tono dolce e affettuoso, ripetendo la stessa frase più volte, se necessario, fate capire a vostro figlio che non avete intenzione di abbandonarlo. Lo state aiutando ad addormentarsi, tutto qui. Ci potranno volere cinquanta o cento ripetizioni, ma insegnerete al vostro bambino a dormire e riavere del tempo per voi.

COME METTERE IN PRATICA P.U/P.D

A Seconda dell’età di vostro figlio di quanto è fisicamente robusto e attivo, adatterete la pratica. Consiste praticamente in questa semplice procedura quando il piccolo piange, andate nella sua stanza. Prima cercate di consolarlo con paroline dolci e dandogli qualche leggero colpetto sulla schiena. Fino a sei mesi potete anche fare Shush-pat; con i bambini più grandicelli Shush-pat può invece disturbare il sonno, quindi ci si limita a posare una mano sulla schiena del bebè in modo da fargli sentire la vostra presenza. Se non la smette di piangere, lo prendete in braccio. Ma lo rimettete giù non appena smette di piangere, e non un secondo dopo. Lo state consolando, non state cercando di farlo riaddormentare, quello dovrà farlo da solo. Se piange e inarca la schiena, però, lo rimettete giù immediatamente. Non contrastate mai un bebè che piange, ma mantenete il contatto mettendoli saldamente la mano sulla schiena, in modo che sappia che siete lì. Restategli accanto. Intervenite anche parlando: “è semplicemente l’ora della nanna, tesoro. Stai solo per addormentarti“.
Se piange nell’istante in cui lo allontanate dalla vostra spalla o mentre lo rimettete nella culla, sistematelo comunque sul materasso. Se piange, riprendetelo in braccio. L’idea alla base del metodo è farlo sentire consolato e sicuro, permettendogli di esprimere le proprie emozioni.
In breve il vostro comportamento gli dice: “puoi piangere, ma la mamma o il papà sono qui accanto a te. Lo so, stai facendo di tutto per riaddormentarti, e io sono qui per aiutarti.”
Se quando lo mettete giù piange, riprendetelo in braccio. Ma ricordate di non contrastarlo se inarca la schiena. Tutta questa agitazione e questi contorcimenti sono in parte dovuti al suo tentativo di addormentarsi. Respingervi e rintanarsi nel vostro collo è il suo modo da neonato di trovare pace. Non sentitevi in colpa, non gli state facendo del male. E non prendetela sul personale, non è arrabbiato con voi. È semplicemente frustrato perché non ha mai imparato come addormentarsi, e voi siete lì per aiutarlo e rassicurarlo.

Per la mia esperienza personale P.U/P.D è un metodo vincente. Con tutti e due i bambini ha funzionato. Messo in pratica solo tre sere, ovviamente sapendo che il bambino aveva sonno e bisogno di dormire. A sei mesi la prima sera messo giù e ripreso su 15 volte, la seconda sera 5 e la terza 2. Dalla quarta sera, ad ogni pisolino pomeridiano e riposo notturno dopo aver eseguito i soliti rituali pre-nanna, una volta messo giù nel suo lettino con il ciuccio, (nel mio caso), abbraccia il suo orsetto e si addormenta dopo qualche minuto.

Nel libro il tuo bambino: tutte le risposte, P.U/P.D è solo uno dei tanti consigli pratici da mettere in atto in caso di necessità. Inoltre troverete spiegato come adattare il metodo a ogni fascia d’età.

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